Ritratto di Serena Lazzarini

È una vita dettata dalla passione per la musica e per il sensibile che ci circonda quella di Serena Lazzarini, mezzosoprano tra i più ricercati nel primo decennio degli anni novanta, lanciatissima da un concorso Callas (quello storico organizzato dalla Rai nel 1990) che vinse grazie alla calda pastosità del suo timbro e che la proiettò istantaneamente sui palcoscenici internazionali portandola a collaborare con i più grandi artisti e direttori d’orchestra, un percorso interrotto da gravi problemi di salute che la costrinsero, nel 1998, ad abbandonare la sua promettente carriera, per poi riprenderla in questi ultimi anni.
La incontriamo a Vicenza dove il 5 Gennaio scorso si è esibita nel Santuario di Monte Berico in un concerto organizzato dall’Associazione Concetto Armonico e ciò che ci colpisce immediatamente è la sua grande energia, unita ad una profonda professionalità che, apparentemente per nulla provata dai disagi di una lunga malattia, emerge cristallina, lucida e non offuscata da sterili rimpianti o sbiaditi ricordi.
Debuttò nel 1984 in un piccolo ruolo al teatro Sociale di Rovigo – sua città natale con cui mantiene un stretto legale affettivo – sotto la regia di Giorgio Albertazzi. Certamente il fatto di essere una musicista (ha studiato pianoforte, organo e composizione organistica), di aver collaborato con grandi personalità del teatro musicale (Riccardo Chailly, Maurizio Arena, Myung-whun Chung, Massimo De Bernard, per citarne solo alcuni) e di aver dovuto affrontare un forte choc che di fatto la strappava da tutto ciò che aveva costruito, concorre a creare un ritratto vivido ed immediato della forte personalità dell’artista, del modo di far musica in quel periodo e delle equilibrate e sinergiche connessioni che si creavano in palcoscenico. Grazie a queste esperienze musicali e di vita, la Sig.ra Lazzarini ha trovato quella forza, dignità e gioia che trasmette quando parla della sua carriera e dei progetti che la vedranno impegnata in futuro.
Ciò che la riporta al canto ed a Vicenza (ospite d’onore del concerto “Note di Natale” organizzato dal Festival “Vicenza in Lirica” al santuario di Monte Berico insieme all’Orchestra Giovanile Vicentina diretta da Michele Sguotti e Mariano Doria ed il coro I Cantori di Santomio) è il profondo legame affettivo con il direttore artistico Andrea Castello unito al desiderio di sperimentare la sua vocalità in un repertorio diverso da quello affrontato agli inizi della sua carriera, che la vedeva impegnata nei ruoli più popolari della tradizione (da Azucena alla Principessa di Bouillon) e che si affaccia al Barocco e alla musica da camera.
Dalle dirette ed empatiche parole dell’artista si coglie il suo pensiero dal quale si evince che nulla può essere disgiunto da ciò che profondamente viviamo, in quanto il nostro benessere e la nostra natura influiscono sempre e comunque sulla costruzione di una tecnica, mai intesa come forzatura, ma come naturale emanazione dello spirito.
Ora impegnata anche sotto il profilo didattico: sua principale cura è quella infatti di cercare di creare con ciascun allievo un discorso omogeneo e rilassato atto a rimuovere eventuali durezze ed ostacoli tecnici attraverso un lavoro musicalmente rigoroso e professionale.
Abilissima comunicatrice, donna colta, sensibile e semplice, la sua sembrerebbe oggi figura ideale anche per comunicare con quella giovane platea, presente e curiosa che più che di conferenze illustrative necessiterebbe forse di dialoghi aperti e diretti che, ne siamo certi, anche il pubblico più tradizionalmente inteso certo non disdegnerebbe, sarebbe davvero una boccata d’aria, d’energia e grinta ed il teatro ne ha tanto bisogno!

 

Silvia Campana

Commenti chiusi